Osiride di Nazareth

Tratto da: “Lo specchio oscuro” (Javier Sierra 2007) cap. 34

«Lo sapeva che Gesù di Nazareth non fu l’unico personaggio storico a morire e resuscitare ‘il terzo giorno’? E che ci furono. molti che, come lui, camminarono sulle acque? Ha sentito par-. lare di altri uomini che moltiplicarono i pani e i pesci per sfamare i propri seguaci? E che Gesù non fu l’unico bambino della storia a essere adorato nella culla da tre misteriosi Magi venuti dall’Oriente?»

La veemenza con cui mi parlava Llogari Pujol nel suo ufficio di Taradell, alla periferia di Barcellona, mi disarmò. Nel 1987 Pujol pubblicò un libro con sua moglie Claude-Brigitte Carcenac, nel quale diede risposta a queste domande arrivando a una sorprendente conclusione: tutti gli episodi miracolosi della vita di Gesù erano stati copiati dalle prodezze degli dei
egizi 1.

Naturalmente lo invitai a espormi la sua versione.

Llogari è un uomo affabile, dalla cultura sconfinata. Di media statura, canuto e con un gran sorriso, sprizza energia da tutti i pori. Questo ex sacerdote cattolico, teologo e psichiatra, conobbe la sua futura moglie mentre studiava le connessioni tra la fede cristiana e quella degli antichi costruttori delle piramidi. Pochi avevano prestato ascolto alle sue conclusioni.

Secondo lui, secoli prima della nascita del Messia dei cristiani, dei e re egizi si resero protagonisti di episodi identici a quelli che il Nuovo Testamento ci racconta su Gesù. Lo storico greco Plutarco, che visse tra il 50 e il 125 a.C., aveva già raccontato che il dio Osiride fu ucciso un venerdì e resuscitò tre giorni dopo. Morì, secondo le versioni più accreditate, un 17 del mese di
Atyr (tra la fine di agosto e l’inizio di settembre) e riapparve il 19. Anche nei celebri Testi delle piramidi, scritti
sulle mura di vari monumenti risalenti alla quinta dinastia (2465-2323 a.C.), si cita in modo specifico il « terzo giorno » come il momento nel quale il corpo del faraone, trasformatosi in Osiride, resuscita prima di intraprendere il suo viaggio verso le stelle.

Ma Pujol serbava coincidenze ancor più sorprendenti: in quell’incontro mi spiegò che sia Osiride sia Gesù furono assassinati da persone a loro molto vicine che li tradirono. Nel caso di Osiride il carnefice fu Set, suo fratello. Gesù, di contro, fu tradito da uno dei suoi discepoli favoriti, Giuda Iscariota. E furono sempre delle donne — Iside e Maria Maddalena, rispettivamente — le prime a certificare il loro ritorno in vita.

« Deve sapere, perdipiù, che l’appellativo chrestos (dal greco ‘buono’, ‘eccellente’) fu applicato sia a Gesù sia a Osiride. »

Al teologo brillarono gli occhi: «E ancora, i due condividono anche il simbolo della croce. Per il dio egizio
l’ankh, o croce ansata, fu il simbolo della vita, mentre per i seguaci di Gesù il suo strumento .di tortura si convertì, paradossalmente, nel segno evidente della resistenza alla morte ».

Sono questi parallelismi semplici « casualità », semplici coincidenze senz’altro valore se non quello aneddotico?

Llogari non è stato, in effetti, il primo teologo a porsi tali domande. Altri, come il filosofo rinascimentale Marsilio Ficino, di cui ho studiato attentamente la vita durante la redazione della Cena segreta, cercarono di spiegare in modo « religiosamente accettabile» queste incredibili coincidenze. Nel capitolo XVIII del suo trattato
De vita coelitus comparanda, Ficino argomentò che l’uso in Egitto del simbolo della croce non poteva che essere un segnale, una profezia, del futuro avvento di
Cristo.2 Paradossalmente, nel 1600 un altro celebre teologo, il domenicano Giordano Bruno, sarà bruciato a Roma per aver sostenuto, tra l’altro, che la vera origine della croce era faraonica.

La storia di Gesù ebbe inizio in Egitto?

Dal Rinascimento ai giorni nostri questo tipo di parallelismi sono stati interpretati secondo due ben distinte
prospettive. Da un lato c’è chi suggerisce che il Gesù storico si formò in Egitto, e che quindi avrebbe esportato in Palestina
quello che aveva appreso sulle rive del Nilo. Altri, invece, sostengono l’ipotesi estrema secondo la quale Gesù non sarebbe m la sua vita, il suo pensiero e i suoi insegnamenti sarei letteralmente copiati da fonti egizie.

Per i primi, i Vangeli e persino il Talmud, una serie di scritti ebraici di grande importanza storica e religiosa compilati
a partire dal III secolo della nostra era, dimostrano che Gesù passò parte della sua infanzia all’ombra delle piramidi, negli
anni trascorsi dalla sua fuga dalla Palestina sino alla sua ricompensa nel tempio di Gerusalemme all’età di 12 anni. Il secondo
capitolo del Vangelo di Matteo narra, in effetti, la fuga dei sui genitori, quando si scatenò la feroce persecuzione di Erode;
il Talmud insiste su questo punto e afferma che i romani lo catturarono, accusandolo di praticare la stregoneria egizia. Ed è
un fatto che miracoli come camminare sulle acque o trasformare l’acqua in vino, come fece a Canaan, erano praticati proprio
dai maghi egizi. O perlomeno questa è l’idea esposta nel 1978 da Morton Smith nel suo libro
Gesù mago,3 nel quale ricorre ad argomenti molto acuti, come il fatto che l’accusa mossa contro
Gesù da Pilato di essere un « malfattore » significasse, nel gergo giuridico romano, colui che « pratica malefici ».

Una conferma a tale idea viene proprio dal Talmud compara Gesù a’ un certo Ben Stada che, molto
prima del nazareno, introdusse tra gli ebrei il culto di divinità diverse da Yahvé, tutte di carattere egizio. Anche
l’apologeta Cristiano Giustino Martire nel 160 menziona una discussione con l’ebreo Trifone nella quale questi aveva qualificato
Gesù come il «mago galileo».

Si tratta solamente di diffamazioni contro il nazareno? O forse sono una pista che ci porta alle origini del potere
di Gesù? i difensori del punto di vista più radicale, questa seconda interpretazione è addirittura riduttiva. Secondo costoro, non solo Gesù era un mago formatosi in Egitto, ma tutta la sua vita è, ricalcata su racconti e insegnamenti forgiati sulle rive del Nilo.

Adoriamo ancora divinità pagane

Llogari Pujol mi sorprese includendosi tra i sostenitori di quest’ultima tesi.

« All’inizio ero restio ad ammetterlo », mi confessò. « Ma, dopo aver scoperto tante coincidenze tra la figura di Gesù e la teologia egizia, alla fine ho deciso di dare fondamento autentico alla mia fede cercando quanto vi sia di concreto nel cristianesimo. Non volevo prendere ‘fischi per fiaschi’ e credere in qualcosa che non fosse autenticamente vero.»

Fu così che iniziò un’avventura personale che ancora oggi non si è conclusa. Le sue scoperte lo obbligarono ad abbandonare l’abito talare e a mettersi sulle tracce della storica alsaziana Claude-Brigitte Carcenac, con la quale avrebbe da allora in poi condiviso l’amore e la ricerca.-

Dal momento in cui Claude-Brigitte ebbe pubblicato una parte delle sue indagini in una « versione
light» della sua tesi dottorale, che intitolò Jesús, 3000 anos antes de
Cristo
, non poté più fare marcia indietro.

« Quello che proponevamo allora era che il cristianesimo come tale nacque ad Alessandria, attraverso l’influsso dei molti ebrei che anteriormente al I secolo si erano convertiti. al culto di Serapide, una forma ellenizzata di Osiride, che combinava forme di fede greche ed egizie. Io dato la nascita del cristianesimo al momento in cui gli ebrei d’Egitto vennero a conoscenza della distruzione del tempio di Gerusalemme e, quindi, decisero di dar vita a un nuovo culto. »

« Ma si tratta dell’anno 70 dopo la nascita di Cristo! » protestai.

« Sì, certamente », rispose tranquillo. Pujol. alla mia reazione sorpresa. « In effetti non esiste nessun documento anteriore a quella data che_parli di Gesù o dei cristiani. Prima del
125 d.C., data alla quale risalirebbe un papiro egizio contenente il primo frammento conosciuto riguardante la passione di Gesù secondo il vangelo di Giovanni, non esiste nessun documento, ritenuto autentico, che dimostri l’esistenza di cristiani. »

Per questo polemico teologo lo « scenario » sarebbe facilmente comprensibile. Il culto di Serapide — che nacque in Egitto nel IV secolo a.C. sotto la dominazione dei faraoni tolemaici, di origine greca — fu copiato da certi ebrei che «fabbricarono» il cristianesimo sulla base di quelle leggende esotiche che tanto li avevano entusiasmati. Per questo l’adorazione di Serapide presenta tanti parallelismi con l’insegnamento cristiano. I fedeli di Serapide predicavano, per esempio, una salvezza personale mediante il pentimento dai propri peccati. Nel tempio del Serapeum di Alessandria i sacerdoti confessavano i peccati e li perdonavano mediante un rito d’immersione nell’acqua. Veneravano la loro «sacra famiglia» composta da Iside, Osiride e Horus; raccomandavano la monogamia e, cosa più sorprendente di tutte, la loro festa principale era il 25 di dicembre, data nella quale festeggiavano la nascita di Horus.

« E ancora», aggiunse Pujol, « la popolarità di Serapide e Iside tra i primi cristiani si può ritrovare persino nei nomi propri circolanti all’epoca. Nella Spagna romana, per esempio, erano molte le donne chiamate Serapina; per non parlare degli Isidoros o Isidros.

Proprio mentre mi convincevo che quelle idee non potevano essere più estreme, Pujol mi sorprese con un’altra _rivelazione: sia lui sia la moglie sostenevano che i libri del Nuovo
Testamento furono scritti interamente in Egitto, copiando arbitrariamente fonti egizie.

«Quando negli Atti degli Apostoli si descrive il viaggio di Paolo, l’autore altro non fa che ripetere lo schema del celebre racconto egizio del naufrago, che già era stato plagiato da
Virgilio nell’Eneide… »

E dopo, quando passammo a gettare luce sulle allusioni del Nuovo Testamento circa il viaggio di san Pietro a Roma, Pujol precisò: « Questo é un altro enorme equivoco storico. Di Pietro
non si dice mai che sia stato a Roma; bensì a Babilonia. Il fatto è che gli interpreti delle scritture affermano da secoli che questa Babilonia non poteva essere altro che la città dei Cesari. Ma è falso. Vicino al vecchio Cairo esisteva una Babilonia, fondata dai persiani in ricordo della loro capitale dopo la conquista dell’Egitto, così come Alessandro fondò molte Alessandrie… »

La ricerca di Llogari Pujol, sinora, si è incentrata sulla comparazione tra frammenti di papiri e iscrizioni egizie e brani testuali dei Vangeli. Il suo è un lavoro arduo, che richiede il supporto di esperti di lingue antiche che siano disposti ad affrontare la verità senza farsi influenzare dalle proprie convinzioni religiose.

« So che quello che sostengo è sconvolgente », ammette, « e che non è facile accettare che i Vangeli siano in realtà delle vere e proprie copie letterali di papiri egizi, giacché tra le due fonti coincidono più dell’ottanta per cento delle parole. »

Nel frattempo, Llogari Pujol mi srotolò davanti una lista particolareggiata di tali parallelismi… La fonte è un libro del 1911, Les contes populaires de l’Egypte ancienne, nel quale il rinomato egittologo francese Gaston Maspero raccoglie alcuni dei racconti circolanti al tempo dei faraoni. Uno di questi è la storia della nascita di un tal Senosiris (letteralmente « figlio del dio Osiride »). Sua madre, Mahituaskhit (« piena di liberalità »; ovvero « piena di grazia »?) una notte fu visitata da uno spirito che le annunciò la nascita di suo figlio. La tavola comparativa offertami da Pujol mostra il parallelismo dell’azione, e addirittura del testo, tra il racconto egizio e il Vangelo di Matteo. Il problema è che tra i due vi sono più di mille anni di storia.

«Se si presta attenzione », aggiunse Pujol, «si può notare come Matteo utilizzi la tecnica letteraria della trasposizione, riportando nel suo Vangelo lo stesso ordine degli accadimenti, e quasi la stessa struttura fraseologica che si può apprezzare nel racconto di Satmi. »

Incredulo, diedi un’occhiata.

cliccare per ingrandire

Quella tabella, e le ore di conversazione passate con Llogari
Pjol, mi ossessionarono per mesi. L’inquieto teologo catalano aeva scoperto un’impostura che si era presa gioco degli storici per due millenni?

Scoprii presto che il mio anfitrione e sua moglie non erano sati i primi, come io credevo, ad aver scoperto tali parallelismi. Nello stesso anno in cui si pubblicavano le sue tesi in Spagna, Spopolava nelle librerie del Regno Unito un curioso saggio intitolato
Stranger in the Valley of the Kings. 4 Nelle sue pagine, l’avvocato e giornalista egiziano Ahmed Osman proponeva
una reinterpretazione radicale della Bibbia. A suo parere, il patriarca Giuseppe descritto nella
Genesi, venduto dai suoi fratelli all’età di soli diciassette anni, avrebbe terminato i suoi giorni sotto un’altra identità. Il suo nome egizio fu Yuya, e arrivò a occupare la dignità di primo consigliere del faraone Tutmosis IV.

A partire da quella scoperta, Osman cominciò a interpretare la storia biblica in funzione delle dinastie reali egizie. Nel 1992 pubblicò un secondo lavoro,
The House of the Messiah,5 nel quale concludeva che Tutmosis III fu il re Davide, Amenofi III il vero Salomone, Akhenaton una incarnazione di Mosè, Nefertiti la Vergine Maria e Tutankhamon… Gesù di Nazareth!

Secondo Osman la spiegazione dei parallelismi tra Bibbia e religione egizia si ridurrebbe al fatto che i cronisti ebrei riportarono nei loro scritti una versione deformata di parte della sto-zia faraonica. Stando a lui, i Vangeli furono semplicemente il prodotto dei seguaci di Giovanni il Battista. Furono costoro a

inventare» Gesù perché si compissero le profezie relative al Battista e a colui che sarebbe venuto dopo di lui.

Come c’era da aspettarsi, vi fu immediatamente una levata di scudi contro Osman. Un erudito studioso delle Sacre Scritture, A.N. Wilson, arrivò a proporre che tali parallelismi tra Vangeli e religione egizia si devono a rimaneggiamenti dei testi originali successivi al I secolo, allo scopo di favorire la conversione dei pagani attraverso storie che potessero risultare loro «familiari».

A questo punto decisi di consultare Antonio Pineiro, professore di Filologia neotestamentaria dell’Università Complutense
di Madrid, e nel 2004 riuscii persino a portarlo a un faccia a faccia con Llogari Pujol in un programma televisivo sulla rete Telemadrid.

«Il massimo che uno storico può ammettere è che tali parallelismi esistono, ma semplicemente perché pertinenti alle radici comuni della mitologia, o, meglio ancora, della mitopoiesi o fabbricazione dei miti… Non mi pare di valore scientifico, tuttavia, dire che i vangeli sono copiati in senso stretto da testi almeno duemila anni più antichi. »

Su questa specifica polemica storica, le varie parti in conflitto sono disposte ad accettare un solo compromesso: Gesù — sia come persona, sia come dottrina — incarnò concetti che si sarebbero potuti trovare solamente in quell’epoca nel paese delle piramidi.

Per quanto mi riguarda, almeno quella non era una conclusione del tutto priva di valore. Equivaleva quasi ad ammettere che la religione dell’Occidente è, in un modo o nell’altro, un’estensione degli antichi culti di Osiride.

E non è poco.

Note
1.
Claude-Brigitte Carcenac Pujol, Jesùs, 3000 anos antes de Cristo, Plaza & Janes, Barcelona, 1987 (Grijalbo, Barcelona, 2003)
2. Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Roma-Bari, 1995, p.99
3. Morton Smith, Gesù mago, Gremese, Roma, 19980
4. Ahmed Osman, Stranger in the Valley of the King. The Identification of Yuya as the Patriarch Joseph, Harper & Rowe, Sam Francisno, 1988
5. Id., The House of the Messiah, Harper Collins, New Yorki, 1992

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