Ancora sul Rosario

Volevo riprendere l’argomento Rosario che ho trattato nel mio precedente post, proponendovi un estratto di uno studio di Renè Guenon intitolato La Catena dei mondi (contenuto in: Simboli della Scienza sacra, Adelphi, Milano, 2011, pp. 317-325).

Trattando il simbolismo della catena dei mondi l’autore scrive:

In varie forme tradizionali, il simbolo più comune della ‘catena dei mondi’ è la corona del rosario; e faremo anzitutto notare a questo proposito, in relazione a quanto abbiamo detto all’inizio sul ‘soffio’ che sostiene i mondi, che la formula pronunciata su ogni grano corrisponde, almeno in teoria se non sempre di fatto, a una respirazione, le cui due fasi simboleggiano rispettivamente come è noto, la produzione di un mondo e il suoi riassorbimento. L’intervallo fra due respirazioni, che corrisponde naturalmente al passaggio da un grano all’altro, e contemporaneamente a un istate di silenzio, rappresenta per ciò stesso un pralaya: il senso generale di questo simbolismo è quindi abbastanza chiaro, quali che siano le forme più particolari che esso può assumere secondo i casi. Bisogna anche notare che l’elemento più essenziale, in realtà, è qui il filo che collega i grani; ciò può sembrare del tutto evidente, poiché non può esserci rosario se non c’è anzitutto il filo ne quale i grani vengono poi a infilarsi «come perle di una collana». Se tuttavia è necessario attirarvi l’attenzione, il motivo è che dal di fuori si vedono i grani piuttosto che il filo; e anche questo è molto significativo perché sono i grani che rappresentano la manifestazione, mentre il sûtrâtmâ, rappresentato dal filo, è in sé stesso non manifestato.

[…]

Il numero dei grani del rosario varia secondo le tradizioni, e può anche variare secondo certe applicazioni più speciali; ma, almeno nelle forme orientali, è sempre un numero ciclico: così per esempio in India e nel Tibet tale numero è il più delle volte 108. In realtà gli stati che costituiscono la manifestazione universale sono in numero indefinito, ma è evidente che questo numero non potrebbe essere rappresentato adeguatamente da un simbolo di ordine sensibile come quello in questione, e occorre per forza che i grani siano in numero definito. Stando così le cose, un numero ciclico conviene nel modo più naturale a una figura circolare come quella che stiamo considerando e che rappresenta anch’essa un ciclo, o piuttosto, come abbiamo detto in precedenza, un ‘ciclo dei cicli’.

Nella tradizione islamica, il numero dei grani è 99, numero anch’esso ‘circolare’ per il suo fattore 9, che viene qui riferito inoltre ai nomi divini;[1] siccome ogni grano rappresenta un mondo, ciò può essere ugualmente riferito agli angeli considerati come ‘reggitori delle sfere’;[2] ciascuno dei quali in cero modo rappresenta o esprime un attributo divino,[3] cui sarà legato più particolarmente quel mondo di cui è lo ‘spirito’. D’altra parte, è detto che manca un grano per completare il centinaio )il che equivale a ricondurre la molteplicità all’unità), poiché 99 = 100 – 1, e che questo grano, quello che si riferisce al «Nome dell’Essenza» (Ismudh-Dhât), si può trovare solo nel Paradiso;[4] è un punto che richiede ancora qualche spiegazione.

Il numero 100, come 10 di cui è il quadrato, può normalmente riferirsi solo a una misura rettilinea e non a una misura circolare,[5] di modo che non lo si può considerare sulla circonferenza della ‘catena dei mondi’; ma l’unità mancante corrisponde precisamente a quello che abbiamo chiamato il punto di unione delle estremità di questa catena, punto che, ricordiamolo nuovamente, non appartiene alla serie degli stati manifestati. Nel simbolismo geometrico, questo punto, invece di essere sulla circoferenza che rappresenta l’insieme della manifestazione, sarà ala centro stesso della circonferenza, dal momento che il rientro nel Principio è sempre raffigurato come ritorno al centro.[6]

[…]

Aggiungeremo che in questo caso il ‘centesimo grano’ del rosario, è, a dire il vero, l’unico che sussista, poiché tutti gli altri sono alla fine riassorbiti in esso: nella realtà assoluta, infatti, non c’è più posto per nessuno dei nomi che esprimono ‘distintamente’ la molteplicità degli attributi; […] non c’è nient’altro che Allah, esaltato ammâ yacifûn, cioè al di là di tutti gli attributi, che della Verità divina sono soltanto aspetti rifratti che gli esseri contingenti sono capaci come tali di concepire e di esprimere.


[1] I 99 grani sono per di più distribuiti in tre serie da 33; si ritrovano dovunque qui i multipli di cui abbiamo già segnalato in altre occasioni l’importanza simbolica.

[2] Ci si ricorderà che anche in Occidente sa Tommaso d’Aquino ha insegnato espressamente la dottrina secondo cui angelus movet stellam; questa dottrina era d’altronde molto corrente nel Medioevo, ma è di quelle che i moderni, anche quando si dicono ‘tomisti’  preferiscono passar sotto silenzio per non urtare troppo le concezioni ‘meccanicistiche’ comunemente accettate.

[3] Per quanto abbiamo già indicato questo fatto a varie riprese, ci proponiamo di tornarvi ancora più specificamente in un prossimo articolo.

[4] Nella corrispondenza con gli angeli appena menzionata, questo centesimo grano dovrebbe essere riferito all’ «Angelo della Faccia» (che è in realtà più che un angelo), Metatron o Er-Rûh.

[5] Cfr. La Grande Triade, cap. VIII.

[6] È questo ritorno che viene espresso nel Corano (II, 156) dalle parole innâ li’Llahi wa innâ ilayhi râjiûn.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...