La Cabala Ermetica – parte V

Scrive J. L. Dartois: «Nel 1872, Granier de Cassagnac, in un’opera dall’erudizione meravigliosa e dal bello stile intitolata: Histoire des origines de la langue française, fece toccare con mano la vuotezza della tesi del neolatinismo, che pretende di dimostrare che il francese è latino evoluto. Egli mostrò che tale tesi era insostenibile, che era in contrasto con la storia, con la logica, col buon senso e, infine, che il nostro idioma le era contrario … Qualche anno più tardi, Hins dimostrò, a sua volta, con un saggio assai, documentato, apparso nella Revue de Linguistique, che da tutte le ricerche fatte sul neolatinismo si poteva soltanto concludere con una parentela e non con la filiazione delle lingue dette neolatine… Infine, J. Lefebvre, nei suoi articoli notevolissimi ed assai diffusi, pubblicati nel giugno 1892 nella Nouvelle Revue, demolí da cima a fondo le tesi del neolatinismo, dichiarando che l’abate. Espagnolle, nella sua opera l’Origine del francese, era nel giusto; che la nostra lingua, come era stato intravisto dai più grandi scienziati del XVI secolo, era greca; che la dominazione romana in Gallia non aveva fatto altro che coprirla d’una leggera infarinatura di latino ma senza alterare assolutamente il suo genio. » Più in là, l’autore aggiunge: « Cosa ci risponderà il neolatinismo se gli chiediamo di spiegarci in che modo il popolo della Gallia, composto almeno da sette milioni di persone, ha potuto dimenticare la sua lingua nazionale ed impararne un’altra, o piuttosto cambiare la lingua latina in lingua gallica? Che cosa risponde se chiediamo in qual modo i legionari, che in maggioranza ignoravano essi stessi il latino e restavano negli accampamenti fortificati, separati gli uni dagli altri da vaste regioni, in che modo sono potuti diventare pedagoghi delle tribù galliche per insegnar loro la lingua di Roma, cioè operare soltanto nelle Gallie un prodigio che le altre legioni romane non sono riuscite a compiere in nessun altro luogo, né in Asia, né in Grecia, né nelle Isole Britanniche? E cosa risponde, infine, se chiediamo in che modo i Baschi e i Bretoni sono riusciti a conservare i loro idiomi; mentre i loro vicini, abitanti del Béarn, del Maine e dell’Anjou, perdevano la loro lingua ed °erano obbligati a parlare latino?»

Queste obbiezioni sono così gravi che tocca a Gaston Paris, capo della Scuola, rispondere. In fin dei conti egli afferma: «Noi neolatini, non siamo obbligati a risolvere le difficoltà che possono esser sollevate dalla logica e dalla storia, noi ci occupiamo del fatto filologico, e questo fatto domina la controversia, perché, da solo, dimostra l’origine latina del francese, dell’italiano e dello spagnolo». «Certo, lo rimbecca M. J. Lefebvre, il fatto filologico sarebbe decisivo se fosse ben chiaro e solidamente accertato; ma non è assolutamente cosí. Sfruttando tutte le sottigliezze possibili, il neolatinismo arriva soltanto a costatare una banale verità; cioè che nella nostra lingua esiste una gran quantità di parole latine. Ma questo, nessuno lo ha mai contestato».

Per quel che riguarda il fatto filologico tanto invocato ma mai dimostrato, e tirato in ballo da Gaston Paris, per cercare di giustificare la sua tesi, J. L. Dartois ne dimostra l’inesistenza basandosi sulle ricerche di Petit-Radel. Egli scrive: «Al preteso fatto filologico latino, si può opporre l’evidente fatto filologico greco. Questo nuovo fatto filologico, l’unico che sia Vero, l’unico dimostrabile, ha un’importanza capitale, perché prova, senza possibilità di contestazione, che le tribù che popolarono l’Occidente Europeo erano delle colonie pelasgiche; cosa questa che conferma la bella scoperta di Petit Radel. Sappiamo che questo modesto scienziato lesse, nel 1802, dinanzi all’Istituto, un notevole saggio col quale dimostrava che i monumentali blocchi poliedrici che s’incontrano in Grecia, in Italia, in Francia e perfino nel centro della Spagna e che erano attribuiti ai ciclopi, sono l’opera dei Pelasgi. Questa dimostrazione convinse l’Istituto, e da alloga non si levò più alcun dubbio circa l’origine di quei monumenti … La lingua dei Pelasgi era il greco antico, composto soprattutto dei dialetti eolico e dorico ed è proprio questo il greco che s’incontra dappertutto in Pia perfino nell’Argot di Parigi».

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