Stregoneria e tradizione figurativa

Oggi propongo un estratto del breve articolo di Patrizia Castelli, comparso sulla rivista «Arte dossier» n. 243 (aprile 2008, pp. 32-37), che reputo essere molto interessante e che riguarda la figura della strega rinascimentale – in particolare dei suoi utensili – vista attraverso l’arte figurativa dell’epoca.

Il kit delle streghe

Tratto da «Arte dossier» n. 243, aprile 2008, pp. 32-37.

[…] vale la pena riflettere su certi oggetti di uso comune non classici o classicheggianti, come nel caso degli utensili domestici utilizzati dalle streghe.  […] L’oggettistica legata alla storia della stregoneria è testimoniata, ab antiquo, da fonti letterarie, cronachistiche, archivistiche, figurative e, naturalmente, dall’immaginario popolare. L’elenco di questi strumenti è comunque circoscritto, anche se esistono varianti relative alle forme, ma non alle funzioni. Bossoli, barattoli, vaselli, albarelli, ampolle, bastoni o scope, bambole in cera, candele, ossa, libri (anche se raramente) e, soprattutto, dal Seicento, specchi – come testimonia il dipinto Streghe e incantesimi di Salvator Rosa – sono gli oggetti maggiormente messi in relazione all’affezione della stregoneria sia nelle testimonianze documentarie sia in quelle figurative.

Ognuno di questi oggetti ha una sua specifica funzione nelle azioni imputate alle streghe. Questi strumenti, a cui aggiungerei chiodi, capelli, paglia, castagne e altre minutaglie, come notava il medico Battista Codronchi (1547-1628), «niente possano operare per se stessi, vuole tuttavia il demonio che siano collocati [presso il maleficiato]». […] Tra gli oggetti citati solamente tre sono utili alla trasformazione e al volo: i bossoli (o vaselli) e gli albarelli che, al pari delle ampolle di vetro, contengono, in prima istanza, un unguento e, successivamente, un olio che permette loro di recarsi all’incontro con il demonio e al sabba. A questi oggetti devono essere aggiunti i mortai, dove sono manipolati gli ingredienti per le pozioni e i calderoni (o paioli) dove sono preparati gli unguenti. Gli altri “accessori” servono per malefici operativi e hanno un’altra storia.

Già Apuleio, nelle Metamorfosi (o L’asino d’oro, III, 21) descrive con chiarezza un armadietto in cui Panfile ripone numerosi vasetti il cui contenuto, sigillato da un coperchio, le serve per trasformarsi in un gufo […]. È interessante il riferimento al vaso coperto perché di questi oggetti si parlerà nei secoli successivi. Si presume che il vasetto fosse simile a quelli destinati a contenere cosmetici e farmaci che non dovevano evaporare o seccare. […] Appare interessante, in margine alla congiunzione tra cosmetica e stregoneria, la testimonianza rilasciata nell’ambito di un rilevamento sulla credenza nelle streghe e negli esseri fantastici realizzato da alcuni studenti per la cattedra di Letteratura delle tradizioni popolari dell’Università di Padova a partire dall’anno accademico 1979-1980. Una contadina di ottantaquattro anni, abitante a Morgano (Treviso), nel 1985 dichiarava: «i pignatei i xe pentolini con unguenti, profumi che, se te le onze, te vien el malaugurio. Se ‘e tocava el vedeo, el porseo, poi moriva. ‘E gera politiche sporche!».

Oltre al vaso viene anche utilizzata la “scudella”, che serviva per uccidere volatili utili per preparare polveri magiche. Un caso clamoroso è quello di Benvenuta Piccinella che, secondo la memoria riportata dal Sanudo, «toglieva quattro rondine zovenete et se le meteva sotto una scudella nova suso el fogolar cald, et lassava tanto che i morivano et serrasseno alquanto». Di questo cerimoniale, in area nordica, si trova corrispondenza, ma con varianti, nel chiaroscuro di Baldung Grien (1484-1545) rappresentante La partenza per il sabba.

La strega al centro dell’immagine alza un piatto su cui è adagiato un volatile privo di piume. Questa immagine è particolarmente interessante perché vi compaiono, oltre a varie suppellettili, tre tipi di vasi. In primo piano è posto un vaso istoriato con una scritta in ebraico, allusione al supposto legame tra stregoneria e giudei […]in alto, la strega sul capro brandisce un bastone a forcella che sostiene un’olla acroma da cui spuntano due zampe di volatile.

Oltre a queste suppellettili, si deve ricordare, per la preparazione della mistura diabolica, il paiolo. Dal punto di vista iconografico ne fa fede la xilografia che correda il De lamiis et pythonicis mulieribus (1489) di Ulrich Molitor (m. 1501), il primo trattato illustrato di stregoneria del XV secolo.

Il paiolo compare anche nell’incisione attribuita a Baldung Grien che illustra Die Emeis (1516) […]

Nell scorcio del Cinquecento gli artisti si sbizzarriscono nella rappresentazione delle varie tipologie di paioli. […] le citate testimonianze figurative trovano corrispondenza nei verbali dei processi. A titolo di esempio, ricordo solamente quello contro Caterina Volterrani di Capannoli (Pisa) […] tra le altre povere cose elencate sono citati: «Tre pentolini da cucina. (…) Una brocca di terra usata. (…) una candela benedetta. (…) Una zucca vota da olio. (…) Un albarello da spetiali invetriato di turchino, dentro il quale non ci è nulla. Un fiasco senza collo. In mezo staio di legno da misurare». […]

Le innocue stoviglie domestiche sono ormai divenute gli accessori ineluttabili del rituale demoniaco […].  La storia delle stregoneria raccontata per immagini non può dunque tralasciare di analizzare gli accessori del quotidiano come una delle componenti più significative relative al rapporto della donna/strega con la società del suo tempo.

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