L’esoterismo degli scacchi

È passato molto tempo da quando scrissi l’articoletto sul gioco dell’oca. Oggi voglio riprendere il discorso sul tema dei giochi da tavolo trattando gli scacchi, gioco che, come molti di voi ben sapranno, ha un forte valore simbolico.

Gli scacchi appartengono alla famiglia dei giochi di strategia di cui fanno parte anche l’indiano caturaṅga (चतुरङ्ग)il cinese xiangqi (象棋) e lo shōgi giapponese (将棋, versione degli scacchi in cui nessun pezzo catturato viene eliminato dalla partita, ma viene arruolato tra le file avversarie).

Shogi

Lo scopo del gioco è proteggere ad ogni costo il Re, sacrificando tutte le pedine necessarie per tale scopo. Non esistono i punti, ma in determinate condizioni è possibile che la partita si concluda alla pari, la così detta “patta”.

Secondo quanto riportato nell’Enciclopedia Italiana l’etimologia del termine “scacchi” è

indubbiamente indiana […] (arabo-persiano sharanǵ, dal sanscrito caturanga “le quattro membra” dell’esercito: elefanti, cavalli, carri e fanti)

Il gioco è arrivato in Occidente probabilmente grazie a Persiani ed Arabi, come, secondo alcuni, testimonierebbe l’espressione “scacco matto” (in tedesco Schachmatt) che potrebbe essere derivata dal persiano shah (re) e dall’arabo mat (è morto). C’è da notare, però, che da alcune tracce ritrovate a Pompei sembrerebbe che in Italia il gioco fosse conosciuto già nel I sec. a.C.

In ogni caso, l’origine dei giochi di strategia, da cui poi si è evoluto quello degli scacchi, è molto antica: si parla infatti di migliaia di anni.

Da una parte, il mito vorrebbe che il gioco degli scacchi fosse stato inventato dai soldati achei durante la Guerra di Troia, dall’altra c’è chi, forse più razionalmente, lo considera un’evoluzione del gioco indiano caturaṅga.

Anche gli Egizi conoscevano un gioco di strategia simile agli scacchi, basato su una scacchiera di 30 caselle, con pezzi chiari e scuri: il senet.

La prima raffigurazione del senet è quella che rappresenta il faraone Hesy (2600 a.C. c.a.), ma ne furono rinvenute anche nella tomba di Tutankhamon e in quella di Nefertari (1.200 a.C. c.a.), nella quale è stato rinvenuto un bassorilievo in cui figura proprio la regina impegnata nel gioco:

Il movimento delle pedine corrispondeva al percorso che doveva compiere il defunto per giungere nell’Aldilà. Il“Libro dei Morti” afferma che il defunto, per poter accedere al Regno dei Morti, avrebbe dovuto disputare una partita a Senet contro un avversario invisibile. Un’idea simile era presente anche nel Medioevo per quanto riguarda le partite di scacchi, come ben ricorderanno coloro che hanno visto il film “Il settimo sigillo”.

Nella disposizione iniziale degli scacchi moderni è ancora evidente il modello strategico antico: possiamo osservare infatti le due armate disposte per la battaglia. In prima linea ci sono le truppe leggere, rappresentate dai pedoni, dietro di esse troviamo le truppe pesanti costituite da torri, cavalli ed alfieri; il re e la regina si collocano al centro dei rispettivi eserciti.

Nel Rinascimento furono cambiate alcune regole del gioco:
– la regina e i due alfieri acquisirono una maggiore mobilità;
– il gioco divenne più matematico e meno strategico, ma non perse il suo simbolismo.

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