Bean Sidhe

Il folclore irlandese conosce una figura chiamata Bean Sídhe o Banshee, considerata la messaggera del regno dei morti.

Monaghan, nel Dizionario delle dee e delle eroine, spiega che si tratta di:

Uno spirito femminile che compare ai contadini irlandesi a predire la morte di un membro della famiglia, avvolta in un mantello grigio che ricopre la veste verde, con i capelli e gli occhi grondanti. Talora essa preferisce non essere vista, allora invia il suo messaggio luttuoso sottoforma di un lamento funebre soprannaturale, che si ode fuori dalla finestra della casa predestinata. Quando si vede o si ode più di una Banshee chi sta per morire è una personalità importante.

Anche Graves in La Dea Bianca conferma che la Banshee emette lamenti profetici quando qualcuno è prossimo a morire.

Il libro Leggende e miti celtici di Charles Squire (1905), sembrerebbe identificare l’origine della Banshee nella dea irlandese Morrigan. Dello stesso avviso è Maria Gimbutas che, ne Il linguaggio della Dea, scrive:

Uno dei nomi della Triplice Dea celtica in Irlanda era Badb, “cornacchia”, e la Morrigan, in un testo, è chiamata “an badb catha”, cioè “cornacchia da battaglia”. […] Vi sono due immagini nelle tradizioni popolari che chiaramente risalgono alla preistorica Dea della Morte e della Rigenerazione:

1)      la Signora bianca come messaggera di morte;
2)      Colei che uccide e rigenera, degradata e strega nei tempi storici. […]

La Signora Bianca è la Messaggera, annunciatrice di morte, il cui aspetto peculiare è la preveggenza: ella annuncia l’approssimarsi dell’ora fatale ed è quindi connessa al “destino”, mentre l’Assassina è colei che, agendo su un piano cosmico, equilibra l’energia vitale degli esseri viventi sulla Terra e anche l’energia della luna.

Nel folclore irlandese degli ultimi secoli la comparsa della Messaggera è soprattutto udita, più che vista. Il suono lamentoso che emette, è paragonato al grido di un uccello afflitto (non a caso c’era chi la considerava un uccello e non una donna) o all’ululato di cani e volpi. Si credeva che la Bansee si dirigesse verso la casa del morente, girandovi attorno, per poi sedere sul davanzale della camera dell’ammalato, al quale avrebbe fatto visita per tutta la settimana precedente alla sua morte.

La Messaggera può manifestarsi anche come lavandaia, forse per il legame dell’acqua con il mondo dei morti. Nelle antiche fonti irlandesi, tra l’altro, l’attività del lavaggio è attribuita a Badb o a Morrigan.

Sarà interessante soffermarsi un attimo sulle virtù dell’acqua. Essa è matrice di tutte le possibilità di esistenza, fondamento di ogni manifestazione cosmica, e rappresenta la “sostanza primordiale” da cui nascono e a cui tornano tutte le forme. Nella cosmogonia, nel mito e nei rituali l’acqua infatti precede ogni forma e sostiene ogni creazione. L’immersione nell’acqua simboleggia la rigenerazione totale, una nuova nascita. L’acqua conferisce una nuova nascita per mezzo del rituale iniziatico; guarisce con il rituale magico, garantisce la rinascita dopo la morte con i rituali funebri. Diventa un simbolo di vita. La purificazione per mezzo dell’acqua assorbe il male, grazie al suo potere di assimilare e disintegrare tutte le forme. Nulla di quanto esisteva prima rimane dopo un’immersione nell’acqua. L’uso funebre dell’acqua si spiega con lo stesso complesso che rende valida la sua funzione cosmogonia, magica e terapeutica: essa placa la “sete” del morto, rendendolo simile alle sementi..

Ma oltre a considerare le virtù dell’acqua, si deve anche rilevare che il luogo in cui la Bean Nighe lava i panni, il “guado di un fiume”, ha anch’esso una forte valenza simbolica.

Il fiume è uno dei motivi mitologici più diffusi e rappresenta spesso una situazione di interscambio tra il cielo e la terra o tra la terra e gli inferi e viceversa. Ma è anche simbolo di separazione, al fine di mantenere in equilibrio l’ordine cosmico, evitando che forze malefiche invadano sia la sfera umana che quella divina.

Nel caso della Bean Nighe il guado, oltre a configurarsi come un limite, simboleggia un passaggio tra due livelli: la realtà umana e quella sovrumana.

Guenon in Simboli della Scienza sacra fa un interessante parallelismo tra il fiume e l’Axia Mundi. Guenon cita ad esempio due fiumi della tradizione indù, Ganga e Saraswati e i “canali dell’Albero Sefirotico”, in quanto “fiumi della vita”. Circa il “passaggio del guado”, Guenon rammenta che esso si ritrova in quasi tutte le tradizioni e in certi rituali iniziatici.

A prescindere dalla sua forma e dalla sua origine, secondo Gimbutas, la funzione della Bean Sidhe, così come il suo rapporto con gli uomini non era malevolo, ma di cura e protezione verso le famiglie, in particolare di quelle nobili. I lamenti che emettevano la notte prima della morte di un componente della famiglia protetta erano detti “keening” ed erano considerate manifestazioni di dolore.

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