Saturno e san Nicolò

San Nicolò de Bari,
la festa dei scolari.
Se i scolari no farà festa
san Nicolò ghe tajerà la testa.

Dicembre è iniziato, e con esso il periodo dell’Avvento (*), tempo di attesa e preparazione alla nascita di Gesù, il sole bambino. Le ricorrenze più importanti del periodo dell’avvento sono: san Nicola/Nicolò (6), sant’Ambrogio (7), l’Immacolata Concezione (8) e santa Lucia (13). Di queste, san Nicolò e santa Lucia hanno molto a che fare con gli antichi culti. Per quanto il Natale sia considerata una festa cristiana, in effetti, esso si fonda su un substrato di tradizioni e credenze precristiane collegate al periodo del solstizio d’inverno (**)Il Sole viene a trovarsi nella posizione più bassa dell’orizzonte e la notte è la più lunga di tutto l’anno.

Oggi mi dedicherò alla festa di San Nicolò (che poi è Babbo Natale/Santa Claus (***)).

Di San Nicola non sappiamo molto. Nacque a Patara in Licia. Divenne vescovo di Mira,  capitale della provincia e sede episcopale fondata da san Nicandro, dove morì e fu tumulato. Successivamente le sue spoglie furono rubate e portate a Bari. Secondo alcune fonti biografiche il santo fu imprigionato e perseguitato sotto Diocleziano; successivamente partecipò al Concilio di Nicea, condannando l’eresia ariana.

Su San Nicola (come su quasi tutti i santi) iniziarono presto a circolare numerose leggende che ne giustificano il patrocinio sui bambini e sugli studenti. Una di queste narrava che il santo, ancora quando era laico, aiutò economicamente un contadino che aveva perso tutto e non poteva più mantenere le sue tre figlie, le quali essendo prive di dote non potevano sposarsi. Nicola, che era benestante, durante la notte portò un sacco d’oro alla casa dell’uomo. La terza volta il padre delle ragazze lo vide e lo ringraziò. Un’altra leggenda raccontava che San Nicola resuscitò due seminaristi che erano stati uccisi e fatti a pezzi da un oste malvagio (che fu poi convertito).

Questa ricorrenza nel paese dove vivo io non è mai stata particolarmente sentita, anche se basta spostarsi di  un paio di chilometri per rendersi conto di come qui al Nord sia molto festeggiata (Si va dal triestino al bellunese, al Tentino, la Val di Fassa, ecc…). Dall’anno scorso (o due anni fa? boh non mi ricordo), però, il nuovo prete l’ha introdotta….per la gioia dei più piccini xD.

Nel triestino, in questi giorni, si svolge la fiera di San Nicolò. Oggi si vende un po’ di tutto, fino a non molto tempo fa vi si trovavano solo giocattoli e alcuni dolcetti, come i San Nicolò di zucchero e i diavoletti (Kletzenkrampus) di frutta secca. I diavoletti sono una tradizione che arriva dall’Austria dove si diceva che il santo era accompagnato da Krampus (detto anche Knecht Ruprecht) un essere con moltissimi peli, enormi corna, viso annerito e una lunga lingua rossa. Krampus aveva un grosso sacco in cui gettava i bambini capricciosi e una frusta con cui punirli. In genere, la  notte della vigilia i bambini lasciano sul davanzale un piattino o una scarpa ben pulita e vanno a letto. Il giorno dopo vi troveranno dei doni. Oltre al piattino per i regali, è usanza lasciare anche qualcosa da mangiare per l’asinello di san Nicolò.

La funzione di dispensatore di doni che ricopre san Nicolò (ma anche Sant’Andrea, Santa Lucia, Gesù Bambino, la Befana) è connessa con la cristianizzazione delle feste solstiziali, quali i Saturnali romani che erano presieduti da Saturno (****) (dio che periodicamente rifondava il cosmo con la sua benefica forza, offrendogli i suoi doni) e che duravano dal 17 al 23 dicembre. Secondo la Riemschneider, san Nicola e i personaggi a lui affini ricoprono proprio la funzione un tempo rivestita da Saturno.

Scrive Cattabiani (Calendario):

Saturno era un dio  italico che più tardi, per influsso della mitologia greca, venne identificato con Kronos. Si narrava che i Pelasgi, antica popolazione ellenica, fossero stati scacciati dalle loro terre e vagassero cercando un’altra sede: la maggior parte si riunì a Dodona […] E l’oracolo disse: Andate in cerca della terra Saturnia […]  la terra Saturnia, ovvero il Lazio, era già conosciuta con quel nome quando i primi Greci giunsero nella penisola. Narra il mito romano che il misterioso Giano […] regnava sul lazio quando dal mare vi giunse Saturno. Giano l’ospitò imparandone l’arte dell’agricoltura […] Scomparso il dio all’improvviso, Giano chiamò in suo onore Saturnia la regione […] e gli consacrò un altare con riti sacri, i Saturnali, durante i quali ci si scambiavano candele di cera: esse rammentavano, secondo Macrobio, che “grazie a quel principe ci elevammo da una vita informe e oscura alla luce e alla conoscenza delle arti liberali”.

Successivamente alla figura di Saturno si sovrappose quella di Kronos. Secondo il nuovo mito, quando i Pelasgi giunsero nella terra Saturnia, eressero un tempio ad Ade, al quale sacrificavano teste umane, e un altare a Saturno, cui veniva immolato un uomo. Fu Ercole che, in seguito, suggerì ai loro discendenti di sacrificare statuette di argilla ad Ade e di porre candele sull’altare di Saturno (poichè phota in greco significa anche “luci” e non solo “uomo”). In questo modo in epoca imperiale si giustificava l’usanza di scambiarsi candele.

A prescindere dalla sua origine, in ogni caso, durante questa celebrazione la statua del dio, che durante tutto l’anno era legata con una fascia di lana nel suo tempio, veniva sciolta per simboleggiare il suo ritorno e quello dell’età dell’oro che era seguita al suo arrivo. Saturno riappariva nella sua funzione di rifondatore del cosmo, durante il periodo di passaggio-rinnovamento rappresentato dai giorni che precedono il solstizio d’inverno.

Il primo giorno dei Saturnali “veniva nominato in ogni comunità un rex Saturnaliorum che regnava per una settimana fra banchetti, giochi d’azzardo […] e danze […] mentre i ruoli sociali si invertivano […]” (- Cattabiani, Calendario), in modo carnevalesco. Rinnovato l’anno, la statua di Saturno veniva nuovamente legata, e il rex saturnaliorum simbolicamente ucciso.

Ora, anche se la data della festa di san Nicola non coincide con quella dei Saturnali, sarà bene ricordare che, nel Medioevo, il 6 dicembre i seminaristi eleggevano tra loro un episcopellus  e i suoi cappellani, i quali, il 28 dicembre, durante la festa dei Santi Innocenti, avrebbero presieduto una cerimonia parodistica (episcopus innocentium). Il vescovello, salito in cattedra, benediva i presenti come un vero vescovo. Poi, preti e chierici si lanciavano in una “giostra carnascialesca di lazzi e parodie” e, dopo la messa, ballavano in chiesa. Questi eccessi erano ciò che rimaneva degli antichi culti, e fu solo nel XV sec. che la Chiesa riuscì ad eliminarli. Solo in Spagna ne rimane una eco: durante il giorno dei Santi Innocenti, come il 1° di aprile, è possibile fare ogni tipo di scherzo.

Le coincidenze nel calendario non sono mai casuali, – scrive Cattabiani (Calendario), – come non lo sono i simboli di cui è tessuta la trama dei giorni; come no lo è neppure il robone ingenuamente “regale” di Babbo Natale, che con la sua slitta tirata dalle renne pare alludere alla lunga traversata della notte artica verso il nuovo anno di luce.

ffff

____________________________________________
Note:
* Il termine deriva dal lat. precristiano adventus che indicava la venuta, una volta l’anno, della divinità nel tempio ad essa dedicato. Fu poi esteso anche all’anniversario della festa dell’imperatore. Il cristianesimo lo adottò per indicare l’Incarnazione (Adventus Domini), mentre il concetto di Avvento inteso come tempo di preparazione al Natale risale solo al VI-VII sec. ed è assente in Oriente in cui la preparazione durava, e dura, solo pochi giorni.

** Ricordo, ad esempio:
§ 13: giorno di Warharan del mese di Din o Dae che corrispondeva, secondo il calendario dello Zoroastrismo, al giorno più corto dell’anno;
§ 15: giorno di Adar del mese di Din o Dae che indicava l’arrivo dell’inverno secondo il calendario dello Zoroastrismo;
§ 17-23: Saturnalia romani;
§ 25: Sole Invictus Dionisiache rurali, nel mese di Poseideon (mese greco che corrispondeva all’incirca a 30 giorni a partire dal 25 dicembre)

*** Prima gli olandesi storpiarono il nome in Santa Klaus. Successivamente, quando la festività approdò in America, la figura di San Nicolò fu completamente trasformata: da vescovo, divenne un vecchio panciuto e barbuto con un berretto rosso in testa. L’immagine attuale del Babbo Natale che indossa una zimarra rossa ornata da pelliccia bianca e un cappuccio in testa è stata ideata dalla Coca-cola. Così, quando nel secondo dopo guerra siamo stati americanizzati, San Nicolò ha iniziato a passare sia il 5 sia il 24, o direttamente solo il 24. Sempre per far capire le origini di Babbo Natale, ricordo anche che esiste una filastrocca che recita:

San Nicolò ha un sacco grosso, grosso, grosso
ed è vestito tutto di rosso.
Cappello a punta, lungo il bastone
ha gli occhi buoni e un gran barbone,
porta giocattoli e caramelle
a bimbi buoni e a bimbe belle.
Apri il tuo sacco
uno due tre, uno due tre
San Nicolò ha qualcosa per me
Apri il tuo sacco
uno due tre, uno due tre
San Nicolò ha qualcosa per me

**** Secondo Guenon vi sarebbero delle analogie tra Saturno e il dio vedico Satyavrata, testimoniate dalla comune radice -sat.

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