La Befana vien di notte…

Ieri sera sono stata ad Arcade a vedere il pan e vin (e a bere vin brulè e a mangiare pinza…).  Ah…

Ho sempre amato l’Epifania. Aspettavo la Befana con più ansia di Babbo Natale, perchè lei mi portava tanti dolcetti e frutta secca, e io sono sempre stata una gran golosa (ah, beh…certo, mi sono arrivati anche carbone e botui delle pannocchie a volte xD).

Ricordo che quando ero piccola, prima che la legge vietasse i roghi domestici, a casa mia il pan e vin lo si faceva sul campo. Mia nonna, mia mamma o mio papà (dipendeva dal tempo che avevano a disposizione) facevano la Vecia da bruciare sopra il pan e vin, e io spesso li aiutavo, o quanto meno stavo lì a guardare. Erano poi mio nonno, mio papà e mio zio ad accenderlo, e poi, tutti insieme, attorno al pan e vin si cantava una canzoncina tradizionale, che non sento più da ormai alcuni anni:

E viva el pan e vin
‘a Vecia su ‘l camìn
‘a magna i pomi còti
e ‘a me ‘assa i rosegòti.
Poénta e figadèi
Pa’ i nostri tosatèi.

E viva el pan e vin
‘a pinsa so ‘l larìn
‘a màsera so ‘a panèra
el paron so ‘l caregòn
el putìn in te ‘l so letìn.

E viva el pan e vin
‘a pinsa so ‘l larìn
‘a poénta so ‘l fondàl
e viva el carnevàl.

E viva el pan e vin. 

 E poi si traevano gli auspici per l’anno venturo, perchè, come insegna la saggezza popolare:

Falive a matina, tol su el saco e va a farina. Se le falive le va a sera, de polenta pien caliera.  Se le falive le va a garbin tol su el caro e va al mulin.

Cioè: se il fumo e le faville vanno verso nord o est, prendi il sacco e vai ad elemosinare farina perché l’anno sarà povero e sfortunato.  Se la direzione è ovest o sud il raccolto sarà buono, e la pentola piena di polenta. Se la direzione è quella del libeccio l’anno sarà ancora più positivo.

Ma dove derivano queste usanze?

Beh…dalla cultura pre-cristiana ovviamente…

Iniziamo con il dire che la figura della Befana (nome che deriva dall’aferesi del latino Epiphania), che viene rappresentata come una vecchia bruttina che cavalca una scopa e che appare nella dodicesima notte dopo quella di Natale, alla fine del periodo che segna il passaggio tra l’anno nuovo e quello vecchio, non ha niente a che vedere con la visione cristiana della festa quale arrivo dei Magi da Gesù (anche se in alcune regioni d’Italia un tempo, e in Spagna ancora oggi, sono i re magi a svolgere la funzione di dispensatori di regali). Essa rappresenta infatti il tentativo di cristianizzare ricorrenze e credenze pre-cristiane.

la Befana è immagine di Madre Natura che, arrivata alla vecchiaia, assume le sembianze di una befana e offre dei doni (che simbolicamente rappresentano i semi che germoglieranno in primavera, quando lei tornerà come giovane). 

Per propiziare l’anno nuovo e il raccolto futuro, quindi, scrive Cattabiani in Calendario, la Befana “Poteva essere cacciata, uccisa, bruciata”. Ecco perchè sopra il pan e vin si usa bruciare un pupazzo che rappresenta la Vecia (pupazzo che serve comunque anche a rappresentare l’anno trascorso).

Si dice che chi riesce a portare a casa i cavei della Vecia avrà un anno fortunato. 

Anche cantare e schiamazzare durante il pan e vin ha funzione propiziatoria e lo scopo di scacciare le forze malefiche dai campi e dal paese. 

Cattabiani scrive:

Questa Madre Natura non è solo un fenomeno peculiare italiano, ma rivela analogie con l amitologia greco-anatolica e con molte tradizioni germaniche e slave. Allude alla Grande Madre, signora della vita, che regna su animali, rocce, vegetali, evocando l’idea della fecondità […] madre del cosmo che governa il ciclo terreno di vita-morte-vita; padrona del fuoco domestico […]

Ma la Befana è è anche collegata con gli spiriti dei defunti e con gli antenati. Questo perchè tra i suoi regali vi compare la frutta secca che ha tradizionalmente valore sacro e apotropaico. Il carbone, invece, rappresenta l’energia latente ed era un tempo considerato un potente amuleto contro la sfortuna. Secondo questa interpretazione, la Befana deve essere bruciata perchè la comunicazione tra vivi e morti può avvenire solo durante i periodi di passaggio e di con-fusione tra i due mondi e quindi, al termine di questi periodi di tempo, deve essere simbolicamente chiusa.

La notte dell’Epifania, inoltre, in passato era considerata una notte magica durante la quale gli animali nelle stalle commentavano tra di loro l’operato dei loro padroni. Se erano stati cattivi, gli animali ne parlavano male.

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