Le abilità delle streghe

Dato che mi sono laureata ieri, penso di potervi proporre un breve estratto di un lavoro di ricerca che ho svolto per l’esame di Storia delle religioni del mondo classico due anni fa.

Ricordo a tutti coloro che volessero fare mero copia-incolla, che tutti i contenuti del blog sono coperti da licenza creative commons, e questo, trattandosi di un lavoro consegnato per un esame universitario, è a maggior ragione un lavoro intellettuale protetto.

Quindi se vi serve chiedete e, soprattutto, citate la fonte.

Le abilità delle streghe

Alle streghe erano attribuite diverse capacità che, come si potrà notare, in alcuni casi sono le stesse che venivano attribuite alle maghe nella letteratura antica[1] e ad alcuni esseri mitologici delle culture politeiste.

Innanzitutto, il loro sguardo aveva effetti letali per chi lo incrociava, così come letale era anche il loro tocco; per questa ragione, quando una donna era sospettata di stregoneria evitava accuratamente di avvicinarsi ai figli dei vicini[2].

Ancora più potenti di sguardo e tocco erano le parole che le presunte streghe pronunciavano, in particolare se si trattava di invettive e minacce, o di frasi borbottate e dette a voce bassa[3].

A riguardo del potere attribuito alla parola e alla formula magica, Di Simplicio scrive: «la forza oscura e dirompente della parola la ritroviamo presente non soltanto nei casi di stregoneria malefica, ma in tutte le varie forme di magia che confluiscono nel complesso mondo degli incantesimi. […] Sussurrate spesso in forma rimata per favorirne l’apprendimento e con fenomeni mirati a colpire l’attenzione, le parole esorcizzanti degli incantesimi sono proferite a bassa voce perché parte di conoscenze segrete che se palesate renderebbero inefficace il rituale. […] «Dire contro» una malattia, cioè recitare un’orazione per distruggere una malia equivale a compiere un’azione di segno contrario. Minacciare una vicina di farla seccare come un rovo viene ritenuto un atto performativo: ottengo qualcosa dicendola»[4].

Altra abilità attribuita alle streghe era la capacità di far rinnegare la fede cristiana a chiunque decidessero di persuadere (bambini compresi). Questo perché, in quanto agenti al servizio del demonio, esse avevano il compito di accrescere le schiere degli adoratori del Diavolo[5].

Ancora, queste donne avevano la facoltà di trasformare sé stesse in animali, quali volpi, serpenti, rapaci, insetti, e soprattutto gatti e lupi. Questa credenza ereditata dal mondo antico, però, non era pienamente accettata e non sempre la si ritrova nei verbali dei processi; questo fu forse dovuto in parte al fatto che gli intellettuali non la ritenevano veritiera, e in parte al fatto che iniziò a diffondersi solo dopo la pubblicazione del Malleus Maleficarum, che la vedeva però come un inganno del diavolo[6].

Infine, le streghe sapevano volare e usavano questa loro abilità per recarsi al sabba.

Secondo quanto riportato da Romanazzi[7] il termine sabba comparve per la prima volta nel 1490, nel trattato Flagellum maleficorum di P. Mamoris di Poitiers e, se secondo alcuni studiosi il lemma potrebbe essere derivato dalla parola ebraica sabbath, cioè sabato, allo studioso sembra più plausibile che derivi da un appellativo di Dioniso: Sabazius, a sua volta derivato da sabae (capra).

Alla macabra festa, le streghe potevano andarci insomnis, cioè solo con l’anima, oppure corporaliter, ovvero anche con il corpo fisico. Se qualcuno voleva scoprire ciò doveva solo vegliare tutta la notte sulla strega e se ella al risveglio avesse detto d essersi recata al sabba, allora voleva dire che ci era andata solo con lo spirito.

Nonostante nelle confessioni venissero forniti sempre particolari diversi, che variavano da zona a zona e da persona a persona, la struttura di fondo del sabba era universalmente condivisa, forse anche grazie alla diffusione sempre maggiore di trattati per inquisitori.

Le streghe arrivavano volando a cavallo di una scopa, di un animale o del diavolo; venivano accesi dei fuochi; il diavolo, sotto forma di qualche animale, sfilava e i suoi adepti lo baciavano sotto la coda; si facevano orge; si celebrava una messa sacrilega in cui si calpestava o si sputava sulla croce; si banchettava mangiando bambini non battezzati e ci cibi per lo più insipidi.

Ciò che è davvero interessante, però, è il fatto che le donne imputate di stregoneria, credevano davvero di volare e di lasciare il loro corpo per recarsi al sabba.

A riguardo di questo fatto gli studiosi hanno formulato varie ipotesi. In questa sede riportiamo le due a nostro avviso più interessanti.

Una prima possibilità è che le presunte streghe, se sofferenti di malattie mentali[8] o epilessia, durante le crisi potessero vivere esperienze di sdoppiamento schizoide, di delirio o di catatonia. Un mitomane, per esempio, poteva raccontare qualsiasi assurdità, trovando sempre qualcuno disposto a crederci; lo psicotico, invece, soffriva di alternanze tra periodi di depressione e delirio[9].

Ad ogni modo, com’è ovvio, non è possibile ricondurre tutti i casi di stregoneria a questi tipi di patologie.

La seconda e più interessante ipotesi è che, presupponendo reale l’esistenza di un unguento, è possibile che alcune delle presunte streghe assorbissero per via cutanea grandi quantità di tossine.

Per comprendere meglio questa tesi è necessario tener presente che nell’elenco dei componenti di questi olii (oltre, ovviamente, al sangue mestruale e al grasso di bambino[10]) figuravano anche le così dette erbe delle streghe[11]. Tra queste erbe vi erano spesso delle piante velenose come l’aconito e la belladonna[12], la datura stramonio[13], la morella[14], la digitale[15] o la mandragora[16]. Va fatto notare che in molti casi questi ingredienti erano gli stessi presenti nelle preparazioni delle sante e delle domine herbane[17], ed erano usati con scopo terapeutico o, a volte, alimentare[18].

Inoltre, a supporto di questa ipotesi ricordiamo che già in epoca umanistica e rinascimentale alcuni intellettuali e medici[19] (tra cui Pietro Pomponazzi[20], Giovan Battista Della Porta[21] e Girolamo Cardano[22]) intuirono e sostennero la tesi di collegamento tra la “pomata” e il presunto volo.

Infine, prima di concludere questo paragrafo ricordiamo che nella maggioranza dei casi le confessioni, soprattutto nel primo periodo della caccia alle streghe, furono estorte mediante l’uso della tortura indiscriminata e delle minacce. Molto spesso, quindi, le persone accusate di stregoneria dicevano all’inquisitore ciò egli voleva sentirsi dire, solo per porre fine ai propri tormenti.

[1] Medea e Circe in particolare. Da notare che i trattatisti del Cinque-Seicento, come per esempio Bodin, non si facevano scrupoli ad annoverare queste figure tra le streghe.

[2] O. di Simplicio, op. cit., p. 136.

[3]Ivi, p. 137.

[4]Ivi, p. 138.

[5] O. Lazzaro, op. cit., p. 102.

[6] B. P. Levack, op. cit., pp. 54-55.

[7] A. Romanazzi, op. cit., pp. 99-101.

[8] M. Craveri, Sante e streghe: affinità di paradigmi, in Sante medichesse e streghe nell’arco alpino. Atti del Convegno. Università Popolare Val Canonica-Sebino, a cura di Lorenzi Roberto Andrea, Bolzano, Praxis 3, 1994, ad esempio, parla di malattia mentale in relazione alla malnutrizione e la carenza di rapporti sessuali.

[9]P. Portone, L’unguento magico e il volo notturno delle streghe, www.airesis.net/stagionifollia_unguentomagico.html

[10] B. P. Levack, op. cit., p. 54, sostiene, invece, che: «Molte delle più antiche ricette di unguenti […] non contengono altro che sostanze inerti come sangue di pipistrello e fuliggine, e tutti i più antichi resoconti sull’impiego di unguenti per volare riferiscono che l’unguento veniva applicato al bastone o alla scopa della strega […] perciò, vanno probabilmente considerati il prodotto di un folklore innocuo, oppure della teoria demonologia, non come sostanze effettivamente capaci di produrre alterazioni mentali».

[11]P. Portone, op. cit.; cfr. anche C. Corvino, Pozioni, farmaci e torture, e P. Galloni, Una farmacopea sospetta, in «Medioevo Dossier» n. 2, 2012, pp. 36-45.

[12]L’aconito contiene alcaloidi e aconitina, e il suo tubero, se ingerito, può risultare mortale. L’atropa, invece, contiene atropina, tossina che induce delirio. Cfr.J. Valnet, Fitoterapia. Guarire con le piante, Firenze-Milano, Giunti Editore, 2005,

[13]Calmante dell’eccitabilità cardiaca. Ivi, pp. 532-533.

[14]Sedativo, narcotico e analgesico, può dare nausea, allucinazioni e causare paralisi. Ivi, pp. 422-423.

[15] Può causare nausea, cefalea, vomito, amnesia, delirio, irregolarità del battito cardiaco, tifo, malattia di Basedow. Ivi, pp. 286-288.

[16]Antispasmodico, contiene alcaloidi. Ivi, pp. 403-404.

[17] Che come vedremo in 3.4, è una figura molto affine a quella della strega.

[18] M. Craveri, op. cit., p. 125

[19] P. Portone, op. cit.

[20] Filosofo aristotelico rinascimentale nato a Mantova nel 1462. Nel 1487 si laureò in medicina presso l’Università di Padova e l’anno successivo ricevette la cattedra straordinaria di filosofia presso la stessa. Nel 1495 divenne docente ordinario di filosofia naturale. Nel 1510, in seguito alla lega di Cambrai, passò all’Università di Ferrara e, l’anno seguente, a quella di Bologna, dove insegnò fino alla morte, sopraggiunto nel 1525. Tra le sue opere ricordiamo: De immortalitate animae (1516), De naturalium effectuum admirandorum causis sive de incantationibus liber (1520), De nutritione et augmentatione (152). Cfr.: Enciclopedia Treccani on-line, http://www.treccani.it/enciclopedia, s.v. Pomponazzi Pietro.

[21] Fu scienziato, filosofo e letterato italiano che nacque forse a Napoli nel 1535 da una nobile famiglia napoletana caduta in disgrazia dopo aver partecipato, nel 1512, alla congiura contro il viceré Pietro di Toledo. Sull’infanzia e la giovinezza le informazioni sono scarse, quel che è certo è che Della Porta si dedicò molto presto agli studi filosofici e alle scienze naturali. Nel 1558 pubblicò la Magia naturalis, in cui tentava di dimostrare l’utilità della magia come strumento per comprendere i fenomeni naturali. Fondò la fondazione dell’Accademia dei Secreti, il cui accesso risultò selettivo. Gli anni successivi furono caratterizzati da numerosi viaggi. Morì nel 1615 nella città natale. Tra le altre sue opere possiamo citare: De humana physiognomonia (1586), Caelestis physiognomonia (1603), De refractione (1593), l’Ars reminiscendi (1602), De distillatione (1609). Cfr. R. Zaccaria, Della Porta Giovambattista, in AA.VV. Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 37, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1989.

[22] (1501-1576) Nei primi mesi di vita contrasse la peste ma ne guarì. All’età di diciassette anni, si iscrisse all’università di Pavia per compiere studi di matematica e medicina. Nel 1523 sospese gli studi, che riprese già l’anno successivo, laureandosi a Venezia. Due anni più tardi conseguì il dottorato nell’università di Padova. Nel 1531 sposò Lucia Bandareni, dalla quale ebbe tre figli (di cui uno fu condannato a morte nel 1560). Iniziò a farsi conoscere in campo medico, suscitando il risentimento di alcuni colleghi a causa delle pubblicazioni in cui criticava gli errori della medicina contemporanea. Dal 1559 al 1562 insegnò a Pavia, e in seguito si spostò a Bologna dove, a causa di un’accusa di eresia, fu costretto a rinunciare alla cattedra. Nel 1570 fu arrestato dall’Inquisizione che l’anno seguente lo costrinse all’abiura, alla quale Cardano si sottomise senza discutere. La sua vasta produzione investe molti ambiti del sapere; qui ricordiamo tra le sue opere: De malo recentiorum medicor usu libellus (1536), Artis magnae sive de regulis algebraicis liber unus (1545), De subtilitate (1550), De Astrorum iudiciis (1554). Cfr. G. Gliozzi, Cardano Gerolamo, in AA.VV. Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 19, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1976.

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3 comments

  1. Cara Arriel congratulazione per la tesi,sempre interessante questo tema perchè ricorda a noi donne come il raggiungimento della posizione paritaria o superiore a quella degli uomini è anticamente ostacolata .La possibile riuscita è il raffinare noi stesse attraverso la cultura e l’educazione molto importante dei nostri figlie-i nipoti bambini in genere.Sono una donna erborista di vecchia data con occhi profondi e voce sensuale e spesso con affetto o scherzo vengo definita “strega” aggettivo che non amo considerando il disprezzo e la sofferenza che ha causato e che ancora causa in alcuni luoghi nel mondo.
    Ti seguo con piacevole interesse .Flora

    • Ciao Flora! Grazie 🙂
      Sono d’accordo con te sul fatto che sia importante cercare di dare la giusta educazione ai propri figli al riguardo. Dobbiamo impegnarci a fare in modo che le future generazioni crescano più rispettose e libere dalla mentalità dominante.

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