Baldr

Potrà sembrare inconsueto, ma la divinità maschile con cui mi trovo più in sintonia è Baldr.

Baldr, figlio di Odino (*) e Frigg, è il più bello tra gli dèi ed è l’orgoglio e la gioia del Æsir, amato e adorato da tutti. Le fonti lo presentano come un dio luminoso, splendente, coraggioso, saggio ed eloquente; insomma, si può affermare che sia l’immagine della perfezione nella religione nordica.
Marito di Nanna e padre di Forseti, viveva in Breiðablik (grande splendore), in una terra in cui si trovano “poche rune malvagie” e in cui nulla di impuro può entrare, ma ora dimora in Hell, da dove tornerà solo dopo la fine dei tempi. Il suo giudizio è inappellabile e a lui è sacra la Camomilla inodore (Matricaria inodora), nota anche con il nome di Baldrsbrà (sopracciglio di Baldr).

Baldr è ricordato soprattutto per l’episodio della sua morte.

Secondo le fonti il dio, perseguitato da incubi che ne presagiscono la morte, si rivolge ai suoi genitori. Odino si reca subito in Hellheim, il mondo dei morti, a risvegliare la Völva, una profetessa che gli conferma che nell’oltretomba è già tutto pronto per accogliere suo figlio, prossimo alla morte. Frigg allora, per cercare di scongiurare la nefasta profezia, chiede a tutto ciò che esiste al mondo (elementi, piante, animali, pietre/sassi) di giurare che mai e poi mai avrebbero fatto del male a Baldr. Solo una piccola pianta viene esclusa dalla richiesta, perchè reputata troppo giovane e innocente dalla dea: il vischio.

Loki riesce con l’inganno a farsi dire da Frigg stessa il punto debole di Baldr e dove crescesse questa piccola pianta. Quindi fabbrica un dardo con un ramoscello di vischio e si reca dove sono radunati gli altri dèi, intenti a lanciare ogni tipo di arma e oggetto contro Baldr, che non può esserne ferito. Loki si avvicina a Höðr, il fratello cieco di Baldr, che se ne sta in disparte senza partecipare al gioco, e lo convince a partecipare lanciando il ramo di vischio. Höðr uccide così Baldr, pur senza volerlo, e per questo viene punito con la morte da Vali.

Christoffer Wilhelm Eckersberg (1783-1853) - Balders død (La morte di Baldr), 1817
Christoffer Wilhelm Eckersberg (1783-1853) – Balders død (La morte di Baldr), 1817

Il corpo di Baldr viene posto su una pira funeraria nella sua nave, Hringhorni, la più grande di tutte le navi, e con lui  vengono bruciati anche il suo cavallo, un nano chiamato Litr, e sua moglie Nanna, che non può sopportare di vivere senza di lui. Al suo funerale partecipano anche i giganti.

Intanto Hermóðr, un altro dei figli di Odino, si reca in Hell nella speranza di poter portare indietro Baldr. Hel, figlia di Loki e regina dell’oltretomba, accetta, ma solo ad una condizione: l’amore per il dio deve essere dimostrato e quindi, per riaverlo nel mondo dei vivi, tutti gli esseri della terra dovranno piangere, per lui. Purtroppo, Loki, travestito dalla gigantessa Þökk, rifiuta di piangere la morte di Baldr, condannandolo così a rimanere in Hell (dove è trattato con tutti gli onori) fino alla fine dei tempi. Come la Völva ha predetto, infatti, la morte di Baldr indica il primo segno dell’avvicinarsi del Ragnarök: essa non è solo straziante, ma anche terrificante.

Quando tornerà tra i vivi, Baldr si riunirà con suo fratello Höðr, con i figli di Thor e con gli altri dèi sopravvissuti e guiderà una nuova età dell’oro.

Storie simili a quella di Baldr si ritrovano in diverse altre culture e mitologie.

La figura e il mito di Baldr sono stati variamente interpretati. In particolare:
* come la lotta tra le tenebre e la luce. Gli attributi solari del dio sono evidenti, oltre che dalle caratteristiche fisiche, anche dal nome: Snorri dice che Baldr era conosciuto anche come Beldegg, forma nordica di Baeldaeg (daeg=giorno);
* come dio della vegetazione (Mannhardt, Frazer);
* come dio che assume le funzioni di Tyr (Dumezil)
* come corrispondente nordico di Gesù Cristo;

Il culto di Baldr era diffuso in Norvegia, come testimoniano alcuni toponimi “Balleshol (<Baldrshòll), Basberg (<Baldrsberg) e Balsness (<*Baldrsnes)” (Isnardi, Miti nordici). A riguardo del culto del dio, Frazer ne Il ramo d’oro, scrive che:

Il suo grande santuario sorgeva in riva a una delle baie del bel fjord di Sogne che penetra così profondamente tra le solenni montagne della Norvegia, coronate da oscure foreste di pini e scroscianti di maestose cascate […] Esso si chiamava il Bosco di Balder; una palizzata chiudeva il luogo santo, e il gran tempio conteneva le imagini di molti dèi; ma nessuna di esse era venerata con tanta devozione come quella di Balder. Così profondo era il sacro terrore con cui i pagani consideravano quel luogo, che nessuno ivi avrebbe osato fare del male ad altri, né rubar del bestiame

ff

ff

(*) Apro una piccola parentesi di sfogo personale, non me ne vogliate. Io penso che Odino, come anche Thor, da quando l’Etenismo è diventato una moda tra i neopagani, sia stato ampiamente sputtanato. Sì, l’Etenismo (o, meglio, il phanteon nordico), purtroppo, ad oggi è di moda e fingere che non sia così sarebbe da ciechi. Grazie alla new age e al pressapochismo imperante, molte correnti pagane sono state rovinate; negli ultimi anni è sempre maggiore il numero di persone che pensano di essere eteni e di essere di gran fighi solo perchè ascoltano viking metal, hanno tatuato il Valknut o il Mjöllnir e bevono idromele e birra come se non ci fosse un domani. Forse l’idea del vichingo brutto, sporco e cattivo ispira molti poser e vinkingminkia (qui si parla meglio di loro). Chiusa parentesi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...