Gli alimenti dei morti #1: La castagna

Nella mia zona sono molto diffuse le sagre paesane d’autunno, in particolar modo quelle dedicate alle castagne.

Proprio sabato sera, di ritorno dalla fiera dei marroni di Combai e dai castagneti della nostra Pedemontana (dove ho mangiato caldarroste, pasticcini con crema ai marroni, castagne flambè con la grappa, e dove ho bevuto del buon brulè), ho deciso che avrei scritto qualcosa a riguardo di questo meraviglioso frutto autunnale.

Già i romani, nonostante le remore di Plinio, avevano l’abitudine di mangiare le castagne arrostite, ma anche di farne farina, di modo da poter cuocere delle farinate e una specie di pane che poteva essere consumato durante le astinenze rituali  dei culti della Madre Terra, di Iside e di Cerere. Secondo i romani, come scriveva Brosse, le castagne “impinguavano ed erano capaci di fermare di netto i flussi di stomaco e d’intestino”.

Nel corso del Medioevo questi frutti, molto nutrienti, furono usati come elementi integrativi della dieta, ma anche come sostituti del grano, soprattutto grazie alla farina che da essi si ricava. Le castagne erano consumate anche nelle minestre, da sole o abbinate ai legumi, in particolare alla fava (altro alimento dei Morti di cui presto parlerò in un altro articolo). Venivano anche fatte seccare e poi consumate come snack o usate nella medicina popolare, come testimonia Bonvensin della Riva, il quale sosteneva che era prassi abbastanza comune far mangiare le castagne essiccate ai malati, però solo dopo averle fatte cuocere per lungo tempo.

Ancora oggi i contadini veneti conoscono le proprietà delle castagne essiccate (stracaganasse in lengua veneta), tant’è vero che mia nonna me le dava come rimedio contro la stipsi intestinale.

Fin dall’antichità le castagne sono state messe in relazione con il mondo dei morti, ai quali venivano spesso lasciate in dono. In tutta l’Italia erano diffuse consuetudini che dimostrano questo collegamento: il giorno dei Morti in Piemonte, così come anche a Venezia il giorno di San Martino, era pratica comune consumare delle castagne, in modo rituale. A Ferrara, scriveva Cattabbiani, “in occasione della sagra di San Giuseppe si era soliti offrire alla fidanzata il zanzit (giacinto) insieme con la mistoca, una frittella di castagne” a simboleggiare. Nel Veneto rurale si suggeriva di mettere qualche marrone sotto al cuscino per evitare di essere tirati per i piedi dagli spiriti dei morti, consuetudine diffusa, come testimoniava Brosse, anche in altre zone dell’Europa, ad esempio in Francia nei pressi di Carcassonne e Marsiglia. Un’altra usanza tipicamente veneta, ma diffusa un po’ dappertutto, era quella di andare di casa in casa ad elemosinare frutta secca e castagne proprio in vista dei Morti.

Le castagne sono anche legate all’abbondanza, alla generosità, alla fortuna e all’azione divina: i castagni infatti fornivano riparo nelle cavità dei loro tronchi a molti animali e le castagne erano fonte di nutrimento per gli animali stessi e per le persone.

    

Proprietà e usi più comuni delle castagne.
Le castagne sono un alimento ricco di amidi, buona parte dei quali in cottura si riduce a zuccheri semplici rendendole dolci, ma poco adatte ai diabetici.

Questi frutti possiedono anche discreto contenuto di grassi, proteine, sali minerali (tra cui: potassio, calcio, ferro, fosforo, zolfo, magnesio) e vitamine (B1, B2, C, PP, acido folico). Sono indicate in caso di anemia, carenza di vitamine e debilitazione. Apportano anche una buona quantità di fibre e per questo sono indicate come stimolanti della mobilità intestinale.

Infusi e decotti di castagne aiutano contro bronchiti e diarrea. L’infuso fatto con le foglie del castagno possiede delle proprietà antisettiche e per questo può essere usato con successo per fare dei gargarismi contro infiammazioni di gola e bocca.

L’acqua di cottura delle castagne è usata come fertilizzante.

    

Scheda tecnica dell’albero.
Nome: Castanea sativa (l’etimologia deriva probabilmente dalla città di Castanis, nel Ponto, dalla quale la pianta passò in Grecia e in Italia)
Famiglia: Fagacee
Descrizione: albero alto fino a 30 metri, molto longevo (oltre 1000 anni) e originario dell’Asia Minore e del Mediterraneo orientale. Ha foglie “grandi, oblungo-lanceolate, dentate, glabre” e fiori monoici. Le castagne sono ricoperte di una buccia coriacea, lucida all’esterno e pelosa all’interno, di color marrone; sono racchiuse in un riccio coperto da “densi e lunghi aculei. Il seme ha sottile guscio rossiccio e consta quasi totalmente di due grossi cotiledoni che contengono grandi quantità di amido, grassi e protidi”[1].

[1] Enciclopedia Treccani on-line

Fonti:

Jacques Brosse, Storie e leggende degli alberi
Alfredo Cattabiani, Florario
Enciclopedia Treccani

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